Un bambino di nove anni, affetto da autismo grave e non verbale, sarebbe stato picchiato e minacciato all’interno di una scuola del quartiere Scampia, a Napoli. A far emergere la vicenda sono stati i genitori, che da settimane notavano lividi, segni sul corpo e improvvisi cambiamenti d’umore. Quando hanno chiesto spiegazioni, si sono sentiti dire che si trattava di “autolesionismo”. Ma quella versione non li ha convinti.
Per capire cosa stesse accadendo davvero, la famiglia ha cucito un piccolo registratore negli abiti del bambino. Da quel momento tutto è cambiato. Le registrazioni, ora consegnate ai carabinieri della stazione di Marianella, avrebbero immortalato urla, minacce e rumori compatibili con percosse, seguiti dal pianto disperato del piccolo. A parlare del caso sono l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, e l’europarlamentare di Avs, Francesco Emilio Borrelli, che hanno denunciato pubblicamente la gravità di quanto emerso.
Secondo quanto riferito, un operatore di sostegno si rivolgerebbe al bambino con toni aggressivi, frasi intimidatorie e comportamenti violenti. I file audio, insieme ai referti medici del pronto soccorso del Santobono, documenterebbero lesioni eritematose, escoriazioni al collo e contusioni alle braccia, con diagnosi riconducibile a “maltrattamento di minore”.
“Quello che emerge dai file è di una gravità inaudita”, spiega l’avvocato Petruzzi. “Il nostro obiettivo è accertare ogni responsabilità, diretta e indiretta, e garantire che il bambino venga tutelato immediatamente. Episodi del genere non devono più accadere, né a lui né ad altri alunni fragili”.
Durissimo anche il commento di Borrelli, che chiede interventi immediati da parte dell’Ufficio scolastico regionale e delle autorità competenti. “Se quanto emerge dalle registrazioni sarà confermato, siamo davanti a condotte ignobili. I responsabili devono essere sospesi subito e allontanati dal contatto con i minori”.
La scuola, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Le indagini sono in corso e la posizione dell’operatore finito nel mirino è ora al vaglio degli inquirenti.












