Da oltre una settimana due alunne del plesso De Curtis vengono tenute fuori dalle classi nonostante certificati medici che ne attestano la piena idoneità alla frequenza. La dirigente Giovanna De Vita non ha prodotto alcun provvedimento scritto. L’Assessore Caiazza parla di “negazione del diritto allo studio” e chiede l’intervento dell’Ufficio Scolastico Regionale.
A Melito sta esplodendo un caso che scuote famiglie, istituzioni e opinione pubblica. Due bambine del Primo Istituto Comprensivo “Tenente Luigi Mauriello – plesso De Curtis” sono state allontanate dalle classi e non vengono riammese da oltre una settimana, nonostante certificati medici che attestano la piena compatibilità dei loro infortuni con la frequenza scolastica. Due storie parallele, due infortuni lievi, due certificazioni chiare. Ma un unico risultato: le bambine restano fuori dalla scuola, senza un solo documento ufficiale che spieghi il perché.
Il primo caso: dieci minuti in classe, poi l’ordine di uscire
Il primo episodio si verifica il 15 settembre. Una bambina, appena iscritta al primo anno, con un gesso al braccio sinistro, entra in classe per il primo giorno di scuola. La maestra la fa accomodare, ma dopo appena dieci minuti chiede al padre di riportarla a casa, parlando di disposizioni della dirigente scolastica Giovanna De Vita. Il genitore presenta immediatamente una PEC con tutta la documentazione medica. La segreteria conferma la ricezione, ma nei giorni successivi non arriva alcuna risposta formale. La referente di plesso dichiara di non aver ricevuto indicazioni dalla dirigente. Quando il padre prova a chiedere chiarimenti, gli viene negato l’accesso perché “non è giorno di ricevimento”. Da allora, la bambina non è più stata ammessa a scuola. Nessun provvedimento scritto, nessuna motivazione ufficiale, nessuna spiegazione.
Il secondo caso: ginocchiera al ginocchio e intervento dei Carabinieri
Il secondo episodio è quasi identico. Una bambina della classe quinta entra a scuola con una ginocchiera ortopedica prescritta dai medici. L’insegnante rassicura la madre: può restare in classe. Poco dopo, però, la segreteria chiede il ritiro immediato dell’alunna e si rifiuta persino di protocollare il certificato medico. La madre è costretta a chiamare i Carabinieri, che ottengono la ricevuta. Il giorno successivo, la referente di plesso impedisce nuovamente l’ingresso della bambina, sostenendo che non potrà tornare finché non avrà rimosso la ginocchiera. Nessun provvedimento scritto, nessuna motivazione formale. Il 18 settembre, la madre trova addirittura le porte chiuse.
Questa mattina: “Ci stiamo organizzando”
La scena si ripete anche oggi, 23 settembre. Uno dei genitori si presenta al plesso con la figlia, certificato alla mano. La risposta della dirigenza è una frase che, dopo una settimana di attese, suona quasi surreale: “Ci stiamo organizzando.” Intanto, le bambine restano fuori.
Fonti interne: convocato un consiglio di classe, aperta un’istruttoria
Secondo voci interne all’istituto, sarebbe stato convocato un consiglio di classe e aperta un’istruttoria per “valutare i casi”. Una procedura che, se confermata, dimostra che la scuola si sta muovendo, ma lo sta facendo mentre le bambine continuano a non frequentare, senza alcuna comunicazione ufficiale, senza un documento che giustifichi il loro allontanamento, senza un atto firmato dalla dirigente De Vita.
La posizione dell’Assessore Caiazza: “Violazione di legge, assenze ingiustificate”
L’Assessore all’Istruzione del Comune di Melito, Avv. Raffaele Caiazza, ha ricevuto i genitori e ha espresso una posizione durissima: “Ho ricevuto i genitori di questi due alunni. Sono meravigliato, ma fino a un certo punto, perché ho ricevuto segnalazioni anche negli anni passati. Ritengo che questa sia una violazione di legge, una negazione di un diritto costituzionale. Spero che il direttore scolastico regionale intervenga.”
Caiazza racconta di aver inviato numerose PEC alla dirigente De Vita, senza ottenere alcuna collaborazione: “I genitori chiedono il mio aiuto. Mando innumerevoli PEC alla dirigente, ma devo constatare che non c’è collaborazione. Non mi resta che scrivere all’Ufficio regionale per ottenere la loro ammissione.” L’Assessore sottolinea che i certificati medici presentati dai genitori certificano la piena ammissibilità delle bambine alla frequenza scolastica e che, allo stato attuale, le loro assenze risultano ingiustificate.
Due bambine fuori dalla scuola per infortuni lievi. Una settimana di attese, PEC ignorate, porte chiuse, risposte vaghe e nessun documento ufficiale. Una vicenda che racconta un problema più grande: quando la scuola non funziona, a pagarne il prezzo sono i bambini.












