“Meglio vivere 20 anni da re che 50 da schiavo”: è una delle frasi che sono state ritrovate sul profilo di Antimo, il 18enne incensurato ucciso due giorni fa a Casoria.

Il giovane, nella notte tra l’8 e il 9 luglio, è stato ucciso a mo’ di esecuzione con 7 colpi di pistola, di cui 4 andati a segno e letali. Non si sa cosa abbia spinto il suo killer ad ucciderlo in maniera così agghiacciante ma gli inquirenti non escludono nessuna pista, neanche quella che il suo omicidio sia collegato ad un parente considerato affiliato al clan dei casalesi.

Si tratta del fratello Vittorio, 27 anni, arrestato nel giugno del 2017 assieme ad altre quattro persone. Nel 2019, proprio Vittorio, venne condannato dalla Corte di Appello di Napoli a 7 anni e 4 mesi e si trova ancora oggi in carcere.

La dinamica dell’omicidio sembra quella tipica dell’agguato camorristico: stando a quanto ricostruito finora, attorno alle 22 di mercoledì 8 luglio un’automobile con a bordo i killer è arrivata nella terza traversa di via Castagna, a Casoria, dove si trovavano Antimo ed alcuni amici: uno dei killer è sceso mentre l’altro restava al volante ed ha sparato sette colpi, colpendo il giovane ed un’altra persona, per poi dileguarsi. Antimo è morto per le ferite riportate mentre veniva portato in ospedale, mentre l’altro amico, neanche diciassettenne, è rimasto solo ferito. Si indaga in tutte le direzioni per capire cosa abbia generato questo omicidio efferato di un giovane appena diciottenne ed incensurato.

Laura Barbato

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