Signora della Lirica, Anna Laura Longo, con squisita cortesia ha accettato di rispondere ad alcune domande. Le ho spedito la Raccomandata alcuni giorni orsono, e siccome questa volta sono leggermente emozionato, in attesa delle risposte, prendo appunti.

Devo ringraziarla per la disponibilità, la gentilezza e la comprensione. E questo alla fine.

Lucia Mazzaria, per… lei lo sa. Posso farlo subito.

Devo ringraziare tutti coloro che arriveranno in fondo a questa conversazione e, soprattutto, quanti, pur non avendo letto nemmeno il primo rigo, metteranno il pollice in su, tanto per far vedere che hanno apprezzato.

Last ButNotLeast: devo dire grazie ad Alessandro Pierfederici, che mi ha invitato a casa sua per sollazzarci col trenino a vapore, battente bandiera giapponese, che qualche ammiratrice spilorcia gli ha regalato. Scriverò: “Grazie Maestro. Davvero un weekend memorabile, anche se non mi hai fatto giocare granché”. E credo di essere stato abbastanza soft.

Ma ecco che George, il mio domestico, un regalo del mio padrino di battesimo, mi annuncia che è arrivata la busta contenente le risposte.

Mi sottolineo i personaggi interpretati da Anna Laura Longo: Mimì, Adalgisa, Desdemona, Fiordiligi, Alaide, Blanche, Liù, Susanna, Rosina, Dalinda, Esmeralda, Maria, Suzel, Nedda, Euridice, Donna Anna, Micaela, Isabella Colbran, Costanze, e sicuramente ne ho tralasciato tanti altri; ma, la grandeur della signora è più che nota, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno e oltre; pertanto, mi perdonerà se ne manca qualcuno.

Come si evince un carnet di elevatissimo spessore che il celebre Soprano ha arricchito in tanti anni di splendida carriera, con la guida dei più grandi Direttori D’Orchestra, nei Templi della Musica sparsi in tantissimi luoghi del nostro Globo terraqueo.

La signora Anna Laura, come vedrete, nonostante i suoi molteplici impegni ha trovato del tempo da dedicarmi; pertanto, apro il plico. Ci sono pure delle foto. Wow.

Ecco, di seguito, alcune tracce di Vita.

Signora Anna Laura, in primo luogo grazie per la sua disponibilità. Parto con le mie curiosità. Giovanissima si diploma in Tecnica Vocale. In famiglia di certo non mancavano gli spartiti. Il suo accostamento al Bel Canto è stata una conseguenza naturale?

Direi proprio di sì, I miei genitori erano artisti lirici:Soprano lirico di coloratura, e Baritono verdiano;la mamma incinta di sette mesi andava in scena con Lucia di Lammermoor. Respiro e lirica sono la stessa cosa per me:quelle voci mi hanno fatta innamorare della musica.Ho iniziato suonando il pianoforte; sono sempre stata affascinata da questo strumento, ma canticchiavo a macchinetta Rigoletto, Traviata, Lucia, Barbiere, Elisir D’Amore, Don Pasquale, Otello: queste sono le prime opere che ho imparato a memoria senza capire neanche bene cosa stessi dicendo. Mi disperavo con Rigoletto-povero Rigoletto!-Lucia e Traviata (Al “Gran Dio Non Posso” scoppiavo in lacrime), mi innamoravo di Nemorino, mi divertivo con Figaro e Norina. Ho tentato svariate volte di salvare mamma da morte sicura prima che iniziasse l’opera, sapevo già come sarebbe andata a finire, e per un bambino il confine tra realtà e finzione è quasi inesistente; alla fine, quando tutto si era compiuto, cercavo l’uccisore per picchiarlo. E ad un certo punto ho deciso di scoprire se per caso avessi ereditato un talento, che però è emerso pian piano.

Debutta al Festival di Valle D’Itria in Romeo E Juliette. Il primo appuntamento con il pubblico non si scorda mai. Come si sentiva prima di entrare in scena?

È vero. Debuttai a Martina Franca ma a quindici anni ero già il paggio di Rigoletto, mio padre organizzava spettacoli lirici ed appena possibile mi inseriva; a diciassette fui Annina in Traviata, Ricordo che Alfredo era Giuseppe Campora ed al mio piccolo esordio: “Per alienar cavalli e cocchi e quanto ancor possiede”, si girò verso i miei e disse: “Che mai sento!”; intendendo qualcosa di diverso rispetto al libretto, e man mano mi inserirono in concerti con brani e parti sempre più importanti. Quando cantai a Martina Franca ho pensato proprio a mio padre che purtroppo mi stava già guardando di lassù ed a mia madre che era in platea di fianco a Celletti che la voleva vicina per consulenza tecnica.

Dopo i vari premi vinti, quali, per citarne solo alcuni: il Concorso Internazionale di Roma (per Mimì) ed il Tito Schipa di Lecce, si reca alla Cairo Opera House per Desdemona. Ha qualche ricordo o aneddoto da raccontarci per questa sua trasferta in terra d’Egitto?

Avevo già cantato Otello a Jesi un ricordo indimenticabile,fui davvero felice quando Renato Francesconi mi chiese di cantarlo con lui al Cairo. Ma il viaggio fu un’avventura: arrivata in aeroporto mi accorsi che la mia valigia non era arrivata; poco male, l’egiziano che mi aspettava mi accompagnò al Luggage Disclaim dove passammo circa un’ora a descrivere il contenuto della valigia a gesti, perché il personale parlava un inglese incomprensibile; era già passata mezzanotte, ero stanchissima e pensavo, un po’ preoccupata, alla prova del giorno dopo; il mio accompagnatore mi portò in un posteggio dove c’era un furgoncino, aprì la portiera posteriore dove vidi che c’era un tizio che dormiva profondamente sui sedili posteriori, senza darsi pensiero il mio anfitrione lo prese di peso e lo scaraventò fuori, per terra, prendendolo a calci e poi lo mise al posto di guida dicendogliene di tutti i colori, in egiziano ovviamente. Questo signore si mise a guidare praticamente dormendo; la macchina sbandava ovunque, ero sconvolta: era notte, ero senza valigia e su una macchina che non sapevo se sarebbe mai arrivata a destinazione, però per tutta consolazione l’egiziano continuava a gridarmi ridendo: “Be happy! You are in Egypt!”. Capirai, dicevo io, se arrivo in albergo domattina ordinerò la colazione in camera così avrò almeno la forchetta per pettinarmi: cosa che feci!
Morale, la valigia arrivò cinque giorni dopo, c’era stato l’attentato ad Abu Simbel, dovetti subire una perquisizione direi integrale per riaverla; quel giorno, per festeggiare, la compagnia, che era rimasta ogni giorno con me nella hall ad aspettare questa benedetta valigia, mi portò in gita alle piramidi. Un beduino decise arbitrariamente che dovevo proprio fare un giro sul suo cammello; io non ero molto d’accordo, e neanche il cammello perché fuggì dal suo padrone con me in groppa, prima impietrita poi urlante, fece il giro delle piramidi correndo con me sopra ed un drappello di beduini che ci inseguivano ululando. Mi fermo perché gli aneddoti di quella produzione furono proprio tanti.

Lei, di personaggi, ne ha interpretati tantissimi, che nemmeno oso elencarli. Ce n’è stata qualcuna che più di altre l’è parsa essere ritagliata a sua immagine?

Direi di no; però credo che quando si interpreta un personaggio si debba ricercare un po’ di noi stessi in lui per potergli dare vita. Per esempio: ho rivissuto le mie paure nei Dialoghi delle carmelitane con Blanche, il cui terrore atavico tocca le corde nascoste di chi lo interpreta e di chi l’ascolta riuscendo a parlare all’inconscio ed a farci riflettere sulle nostre zone d’ombra.
Ho sempre detto di essere una Alice nel paese delle meraviglie sia per il mio continuo stupore per tutto, sia perché, come lei, so darmi ottimi consigli che poi ho difficoltà a seguire, proprio come Fiordiligi, della quale apprezzo il desiderio di rettitudine ed il soccombere alle tentazioni. Il ritratto dell’umanità.

Un’ interprete lirico deve essere anche attrice?

Certo, bisogna essere attori ed è davvero difficile dovendo anche cantare,ma credo che la destrezza di un’interprete sia proprio questa; poi una volta cessato il mestiere di cantanti lirici si può benissimo recitare, a quel punto con molta più libertà espressiva.

Volendo farle un regalo: preferisce un Magritte oppure un De Chirico?

Senza dubbio De Chirico, che ho ammirato da poco al Moma, un artista che sa dar forma agli enigmi ed al silenzio, un silenzio così profondo da diventare quasi sonoro.

Rossini ebbe a dire di Wagner: Ha dei bei momenti, ma bruttissimi quarti d’ora. Come commenta questa affermazione?

È vero, l’ho letto.Rossini aveva il dono dell’immediatezza, quella capacità di catturare l’attenzione anche da parte di un non intenditore di musica. Wagner invece va conquistato;non esiste un musicista che prima o poi non arrivi a Wagner, ma serve studio. Rossini stesso nella sua evoluzione compositiva-fermatasi ahimè presto-si avvicinò a W più di quanto pensasse; tant’è vero che quest’ultimo, pur non apprezzando le forme settecentesche delle composizioni di Rossini, ne riconobbe il genio.

Un Direttore D’Orchestra deve mettere in secondo piano la sua personalità, oppure deve lasciare la sua impronta nel brano che deve far eseguire?

Così a freddo direi entrambe le cose.Dare la propria linea guida nelle prove per verificare insieme all’interprete se la sua impronta aiuta quest’ultimo a mettere meglio in risalto il personaggio e la vocalità. Io la vedo così. Per questo sarebbe utile incontrare il direttore qualche mese prima dell’inizio delle prove proprio perché si trovi modo di far coincidere questi due tasselli.

 Claudio Scimone ha cambiato dimensione. Che ricordo ha del Maestro?

Il maestro Claudio Scimone è stato un grandissimo professionista,e come tutti i migliori era sereno, sicuro e semplice ed era anche estremamente gentile,tutte doti che mettono a proprio agio un artista professionalmente parlando. Non aveva difficoltà a dire che la sua specialità era la musica sinfonica ma è stato un ottimo concertatore, musicale e sicurissimo ho di lui uno splendido ricordo.

Signora Longo, lei è laureata in Scienze Politiche. Perché scelse quest’indirizzo?

Ho sempre scelto i miei studi in base agli interessi personali. Dopo un liceo classico che avevo sognato fin da bambina e che mi ha fatta penare non poco, nonostante l’abbia molto amato, mi sono accorta che ero fuori dal mondo, capivo poco di attualità … Volevo studiare le lingue moderne, economia, sociologia e diritto, oltretutto mio padre mi chiese se potevo essere interessata alla carriera diplomatica, aveva delle conoscenze a riguardo, e così… voilà. La facoltà di scienze politiche a Milano tra l’altro si trova di fronte al Conservatorio, questo particolare non ha influito ovviamente sulla mia scelta, ma poco prima della laurea il mio relatore passò lì di fronte e vide un manifesto col mio nome. Venne ad ascoltami e finì che durante la discussione della mia tesi non fece altro che bisbigliare ai colleghi che ero un Soprano.

A suo avviso: divismo e rivalità, nel mondo dell’Opera così come in un qualsiasi altro settore artistico, ancora persistono?

Parlo del mondo dell’Opera perché è quello che conosco. Lì il divismo è tramontato credo con Del Monaco; la rivalità invece esiste ancora,come in tutti gli ambienti, direi che per qualcuno è un vero e proprio motore. La rivalità si manifesta nel pettegolezzo al di fuori del palcoscenico,una cosa davvero poco piacevole.

Secondo lei, i tanti aspetti del vivere raccontati dai grandi compositori sono ancora attuali, oppure fanno parte di un passato che non trova più riscontro nella realtà attuale?

Se penso al patriottismo prorompente delle opere di Verdi mi rattristo e mi sento un po’ in imbarazzo… Ancora oggi però le sue sinfonie ed i suoi cori riescono a far risuonare qualcosa di sopito in noi. Credo che gli aspetti del vivere intramontabili del melodramma siano invece due: l’amore, con tutte le follie che si perpetuano in suo nome, e l’ineluttabilità della sorte cui nessuno di noi si sottrae. Come dice Stephan Zweig: “Non vi è nulla che infiammi i cuori come la sconfitta o le sofferenze di un uomo in lotta contro il potere superiore e invincibile del fato”.

Ci sono differenze nel rappresentare la stessa Opera in Italia o in un’altra parte del mondo?

Per l’interprete direi di no. C’è differenza nella percezione da parte del pubblico.
La spontaneità latina nei paesi anglosassoni e in oriente è sempre fonte di ispirazione.
Se vogliamo parlare da un punto di vista organizzativo invece si potrebbero scrivere molte pagine perché l’efficienza che ho trovato all’estero mi ha lasciata davvero stupefatta.

Il suo libro sul comodino…

In questo momento sto leggendo Il Dottor Zivago. A parte i grandi classici della letteratura ho sempre con me testi sulla fede, sulla psicologia e sulla storia.
Argomenti che mi affascinano da sempre.

Cosa le ha lasciato in eredità Rodolfo Celletti?

Rodolfo Celletti, mi ha dato molti consigli che mi hanno consentito di esprimere la vena interpretativa in modo più incisivo ed a porre più attenzione a certe raffinatezze stilistiche. Posso dire che, grazie al suo incoraggiamento, si è aperta per me la strada del canto come professione vera e propria. Cominciò a darmi lezione dopo aver saputo della morte di mio padre, che era suo amico, e non ha mai voluto un soldo. La sua fiducia per me è stata determinante.

Mi dice cosa ha provato quando è entrata per la prima volta nel “nostro” San Carlo?

Sarò banale, Ho provato una gioia indescrivibile, il teatro San Carlo è un trionfo di bellezza e storia il meglio della storia del melodramma è passato di lì… cosa dire di più.

Nel 2009, a Novara, è la principale interprete (Estella) nella prima mondiale de “La Zingara Guerriera”. Un’Opera di Luigi Nicolini e Paolo Limiti -sì proprio lui- con la direzione di Massimiliano Caldi. Una soddisfazione più gratificante di tante altre?

La Zingara Guerriera è stata una scommessa ed una bella esperienza. Interpretare in prima mondiale un’opera nuova dà più responsabilità perché sei il primo tramite del messaggio dell’autore. Va ricordato che l’opera era già stata eseguita in forma di concerto al Teatro Dal Verme di Milano dalla meravigliosa Daniela Dessì, che ammiravo molto. Il personaggio di Estella è audace, forte, carismatico. È una donna ai margini della società, innamorata e corrisposta da un nobile, promesso sposo però a una donna del suo ceto. Un grande amore, lo sfondo del Risorgimento, la guerra per la patria, la guerra contro i propri sentimenti: insomma, temi molto cari al mondo del melodramma. Una parte per soprano lirico pieno cui non mancano accenti drammatici dove la voce deve imporsi sulla sonorità dell’orchestra. Paolo Limiti ha messo tutto se stesso in questo libretto ed ha affidato a Luigi Nicolini la parte musicale, che a me è piaciuta molto: è melodica ma non scontata, moderna ma con accenti romantici; insomma, un mix tra originalità e tradizione. Io ci ho creduto e, come sempre mi è accaduto, per fortuna o inclinazione, ho amato il personaggio con tutta me stessa.

Di domande ne avrei ancora troppe e lei già mi ha concesso molto tempo; tuttavia mi consenta solo l’ultima. Attualmente, per tramandare le sue esperienze e non disperdere il suo immenso talento, sta insegnando o facendo dell’altro nell’ambito musicale? Stenterei a credere che Anna Laura Longo ha definitivamente chiuso con il Bel Canto.

No, certo. Però ad un certo punto i ritmi “atletici” sono diventati pesanti da sostenere: la voce è integra ma il mio fisico ha iniziato a dar segni di insofferenza. Ho iniziato col rinunciare a qualche impegno, poi certamente ho scoperto il piacere di insegnare come anche il piacere di un buon bicchiere di vino senza timore del famigerato reflusso gastrico. Sono vocalmente attiva, al momento ho per le mani lo spartito del Dottor Zivago del maestro Pietro Bonadio, che mi ha chiesto di interpretare la parte di Lara a Venezia: un altro personaggio interessante che mi darà modo di dar voce al tema della violenza sulle donne. Sono anche organizzatrice di eventi,mi fa molto piacere far ascoltare i giovani cantanti. Sono occasioni in cui i prossimi protagonisti della lirica possono misurarsi, capire dove migliorare e, perché no, crearsi un pubblico che possa seguirli nell’evolversi della carriera, ricordando la difficoltà dei primi tempi… questa è da me considerata una piccola missione. Scrivo anche pieces teatrali, dove opera e recitazione si incontrano,questo per avvicinare al melodramma un pubblico più vasto.L’ultima su Rossini,in occasione del 150° dalla morte,una intervista al Cigno di Pesaro dove le sue parole introducono i suoi brani più famosi.

Fin qui la nostra corrispondenza.

Ora devo ricordarmi di riportare che Anna Laura Longo è anche interprete del repertorio Barocco e Sacro, e perciò ne citerò alcuni: i Carmina Burana, interpretati a Dusseldorf, con la Philarmonia Ungarica; la Resurrezione Di Cristo, di Lorenzo Perosi; lo Stabat Mater di Rossini, a Milano al Conservatorio Verdi; il Requiem di Donizetti, al Bellini di Catania; i mozartiani Requiem e la Messa in do minore, nella capitale, lo Stabat Mater di G. B. Pergolesi e la Petite Messe Solennelle di G. Rossini al San Carlo, e tanto altro che troverete in Rete.

Devo infine ricordarmi di chiedere a qualcuno competente, così da evitarmi una figura brechtiana, se posso accostare Anna Laura Longo a Maria Malibran.

Ma a quest’ora non trovo nessuno. Asterisco: lo farò domani.

Ecco, credo di non aver dimenticato nulla.

Ah. Sì. Evitare accuratamente cammelli e beduini!

Peace& Love

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Anna Laura Longo

Anna Laura Longo

Anna Laura Longo

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