La Sardegna presenta delle contraddizioni in termini geografici ben note: un territorio aspro ed impraticabile fa da contraltare a delle località che il mondo intero ci invidia.

Ma non siamo qui per evidenziare il territorio giacché l’aspetto che più ci preme rilevare ed accentuare è quello musicale.

L’Isola è una terra “sonora” che da sempre si è distinta grazie ai suoi artefici, che tanto lustro hanno recato e recano all’Italia a livello mondiale .

L’elenco è lunghissimo, così come le manifestazioni di levatura internazionale che vi si svolgono. Ricordiamone solo una: il Narcao Blues Festival.

Gli interpreti e gli autori sono di marcato spessore e raccolgono lusinghieri consensi ovunque si esibiscono: non dimentichiamo gli svariati Jazz Man di fama planetaria.

Tra gli innumerevoli cantanti/e invece ne riporto solo due ad emblema ed in rappresentanza di tutto un popolo.

Andrea Parodi (I Tazenda). Basta andare a rivedere e risentire l’ultima sua esibizione dove, ormai stravolto dal male, propone: Non Potho Reposare, e venire come sempre travolti da una commozione che non ha eguali.

Maria Carta: fascino e talento incommensurabili, e la sua terra nel cuore.

Ma oggi ci interessiamo di un giovane che risponde al nome di Andrea Melis.

Andiamo a sentire cosa ha da dirci.

Cominciamo dall’infanzia. Sicuramente avrai ascoltato tanta buona musica di diversa estrazione; ma subito vieni calamitato dall’ Hip-Hop: come mai?

Sin da bambino sentivo tanta musica; mi ricordo che andavano le musicassette e i primi brani che ascoltavo erano quelli del cantautorato Italiano, come Ramazzotti, Concato, Venditti insieme alla musica dei cartoni animati giapponesi trasmessi in Italia.

Dal ‘96 in poi, ho scoperto la musica della mia prima band preferita, tutta al femminile, le Spice Girls. insieme al primo Rap dei Sottotono, Gemelli Diversi, Articolo 31 e Jovanotti.

Questa scelta ti porterà difilato alla scuola di Paolo Boi, cantautore di Iglesias che più viscerale non si può. Tra i moltissimi suoi brani troviamo anche una canzone dedicata al Papa Giovanni Paolo II e alle sue radici. Cosa hai appreso frequentandolo?

Paolo Boi è un bravissimo artista dalla vocalità particolare: ha scritto tantissimi brani in lingua Sarda e Italiana. Durante le mie prime esibizioni sul palco, si accorse che avevo una predisposizione per il genere Rap, accompagnato da una buona presenza scenica.

Mi ha insegnato a cantare diversi generi musicali e soprattutto a gestire il palcoscenico davanti a un vasto pubblico di seimila persone alla fine degli anni novanta e i primi anni duemila. Questa esperienza con il tempo mi ha reso un’artista professionale e completo.

Partecipi a diversi concorsi canori, piazzandoti sempre ai primi posti. Ciò ti rende consapevole che la strada è quella giusta?

La cosa importante non è vincere, nonostante io mi sia preso qualche soddisfazione.

A mio parere si vince quando si riesce ad arrivare al cuore delle persone trasmettendo la propria musica con talento e passione.

Poi dai ritmi cadenzati, quasi ossessivi, del Rap passi a tutt’altro; tipo Funk, un genere che prende spunto dal Jazz per liberarsi dalle “mistificazioni”; fino a giungere ad un genere soft, come mi piace definire il Pop. Com’è che avviene questa “conversione”?

L’aver ascoltato tantissima musica mi ha sempre aperto mentalmente a tutti i generi musicali; non ho mai pensato che il Rap fosse il mio primo genere da portare avanti, quindi ho accurato che nel mischiare tanti stili potevo crearne uno mio, per esempio, l’elettronica miscelata con il Rap e il Funk, cosa già stata fatta da diversi artisti stranieri in passato.

Come nasce il nome d’arte Andrew O. F. G.?

“Ofg” significa “Original funky groove”; nasce appunto dalla miscelazione di generi musicali e dai movimenti che si ispirano ad artisti funk degli anni settanta ottanta e a diversi personaggi moderni sempre di matrice Rap-Funk. Ho Scelto questo nome d’arte per amore che nutro nei confronti di questi due. Funky originale sul groove: il Rap deriva dal Funk; lo stile ricorda alcuni dei vecchi brani come gli Articolo 31 e alcuni movimenti di Michael Jackson, “Funky”;”Il groove” è il sentimento che viene trasmesso miscelando stili musicali differenti in maniera “originale”.

In questo genere musicale quant’è importante la dizione, e come aiuta la recitazione?

Avere una buona dizione è importante per chi recita, ma anche per chi studia canto. Studiando e applicandosi nella dizione, un artista riesce a migliorare il proprio livello canoro anche durante una registrazione in studio senza doversi ripetere continuamente.

Nella recitazione invece si migliora l’interpretazione e la presenza in live.

In queste due materie ci vuole sempre il giusto allenamento e la continua applicazione per questo e anche altri generi di musica.

Sulla tua strada, ad un certo punto, incontri Gennaro Longobardi: ma è lo stesso che ha “frequentato” il Teatro Napoletano?

Gennaro Longobardi, è un artista e personaggio pubblico Napoletano che vive in Sardegna. Creatore di diversi programmi televisivi, è stato il primo artista a notare il mio talento durante una mia performance e a farmi esibire come ospite fisso in un programma (Sa Corridona) andato in onda tra il 2005/2006 a Sardegna 1 con una sintesi improvvisata da me in Rap, ideata da lui.

E cosa scaturisce da questa commistione?

Scaturisce l’aumento dell’ autostima che un artista deve avere per andare avanti; la perseveranza nello studio credendo in se stessi e conoscendo i propri limiti e i propri errori, lavorando anche su questi ultimi.

Altra persona per te decisiva è Robert Stainer, insegnante allo stage Tour Music Fest. Un contatto non da poco…

Io incontrai Robert nel 2008 ad un seminario di questo Tour. Ricordo che mi fece esibire davanti a tanti ragazzi, cantando un brano blues di Zucchero, “Diavolo In Me”. La cosa che più mi ricordo è che lui rimase stupito dalla mia esibizione, perché io feci dei passi musicali di Hip-Hop variandolo con il Blues. Nonostante fosse un maestro di musical, mi fece un inchino congratulandosi con me davanti a tutti i presenti.

Un anno molto importante per te, sotto il profilo professionale, è il duemilaotto, quando consegui il titolo di Direttore di Sale Teatrali e soprattutto ti esibisci in un Festival alla presenza di Angelo Romero; Baritono dalla carriera pari ad una Super Nova e rossiniano di prestigio internazionale. Cosa ti frullava per la testa in quei momenti?

Ero emozionatissimo, e quando partecipai ad un festival, c’era Angelo Romero in giuria.

Non avrei mai pensato che un baritono di Fama internazionale come Romero mi premiasse due volte. Ricordo che si avvicinò subito dopo aver cantato e mi fece i complimenti personalmente per la mia ottima esibizione: questo è stato un incentivo per continuare ad andare avanti.

Successivamente frequenti un corso di canto con Rita Sannia, altra fuoriclasse su svariati fronti e generi, quali il Jazz, Blues, Soul e Bossanova. Sei sempre alla ricerca della perfezione…

Non sono mai stato alla ricerca della perfezione, perché la perfezione non esiste.

Penso che per essere un artista completo bisogna conoscere tutti i generi e i sottogeneri.

Rita è un’ottima insegnante e da lei ho appreso la sua tecnica di canto personalizzandola, come ho fatto con tutti gli altri maestri precedenti.

Ti riporto altri due nomi: Rossella Faa & Maura Olla. Cosa hanno rappresentato, per il cantante Andrea, queste due docenti?

Per quanta riguarda Rossella Faa, ho partecipato a dei seminari molto interessanti che mi hanno aiutato nell’improvvisazione e nella conoscenza di un mondo musicale totalmente diverso dalla musica Pop: Il Jazz. Maura Olla è la mia vocal coach personale da diversi anni e tutt’ora studio da lei il metodo del Voicecraft. Con il tempo ho inventato un metodo di potenziamento del fiato per durare di più durante le mie esibizioni in live cercando di temprare sempre al massimo il fisico e la voce.

Lentamente, come su un ipotetica autostrada della Musica, ci avviciniamo a tempi recenti. Nel 2013 consegui la Laurea al Conservatorio di Cagliari in: Musica E Nuove Tecnologie, e componi la tua prima opera elettronica: Electro Groovin. I marchingegni tecnologici di sicuro aiutano, ma se non c’è, alla base, lo studio, la dedizione, il sacrificio non credo si arrivi da nessuna parte. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Ho continuato a studiare, perché senza studio e solo con il talento, non si arriva da nessuna parte; bisogna dimostrare agli scettici le proprie conoscenze. La musica elettronica è una musica molto particolare e profonda, aiuta ad affinare l’udito e non solo: aiuta ad ascoltare un qualsiasi brano e a capire grazie ad un ascolto approfondito la natura di un vero suono. Questo tipo di studio mi ha insegnato che si può conoscere la vera profondità del suono abbinato a tutte le sonorità musicali. Electro Groovin, è una composizione elettroacustica del percorso di studi in musica e nuove tecnologie.

Un anno dopo sei a Castrocaro, dove presenti?

Presento un mio brano inedito intitolato Libertà, con la presenza del Maestro Angelo Valsiglio che ha premiato la canzone e la mia esibizione, facendomi arrivare con quasi il massimo del punteggio ai quarti di finale a questo Festival importante a livello nazionale.

Nel 2015 un duetto con Miki Cianciolo, con un tuo brano rivisitato e riadattato: Uguaglianze D’Anime. Poi, sempre per la sua splendida voce il tuo testo: Afryca, che tante soddisfazioni le ha regalato nel suo Cd d’esordio Italy. Com’è nata questa “fusione a freddo”?

Con Miki, con cui collaboro tutt’ora, ci siamo conosciuti al Festival Di Castrocaro.

Iniziammo a collaborare perché riteneva che lo il mio stile e la voce nel mio Rap-Funk, fosse particolare. Da questa conoscenza è nata la collaborazione in questo progetto musicale con il riadattamento di Uguaglianza D’anime in cui canto e faccio rap insieme a Miki. Il brano Afryca, di cui sono l’artefice del testo è cantata sempre dalla bellissima voce di Miki e dai miei pezzi Rap, senza però tralasciare gli arrangiamenti di questi due brani che sono del Maestro, Sasha Buonanno. Grazie al Cd d’esordio di Miki ho fatto due esibizioni a Berlino.

Siamo all’uscita del casello “Cantamare”. La tua “Presenza Scenica” è premiata come la migliore. È passato poco tempo, quindi il ricordo è ancora stampato a caldo. Raccontami di questa esperienza.

Il Cantamare è un concorso importante a livello Nazionale che si svolge a Palermo e ha dato la luce a molti cantanti famosi. È stato creato da Gianni Contino, Patron-Direttore Artistico del Cantamare. Ho partecipato a questo Festival quasi per gioco, all’inizio non ero convinto perché solitamente nei concorsi canori premiano le grandi voci. Per me è stata una grande sorpresa quando mi hanno chiamato per consegnarmi il premio come miglior presenza scenica, che significa dare tutto se stesso sul palcoscenico: questo è un gran passo avanti.

Una tua composizione, Tecniche D’Amore, recita: Scrivo ciò che scrivo, scrivo ciò che sento. Scrivo nei momenti felici della giornata. Come scaturiscono le tue canzoni, prima la Musica oppure la costruisci sul testo? Forse, potrei trovare una risposta dalla tua Disegno Della Fantasia, quando “sveli”: E con un soffio sul foglio/la fantasia si libera nel situare in un luogo melodia… ?

Ho sempre composto le mie canzoni pensando alla melodia come primo punto perché, con la musica riesco ad arrivare in qualsiasi luogo anche senza le parole, il testo è una conseguenza anche se molto importante che fa da contorno. Grazie a questo modo di comporre un artista con la giusta concentrazione riesce a viaggiare liberamente in un mondo di fantasia che abbraccia qualsiasi contesto, in maniera sia razionale che irrazionale. Il fatto che una canzone colpisce l’animo delle persone è soggettivo, ogni persona la interpreta a suo modo.

Il mercato discografico, quantunque si registri un ritorno al vinile, non permette assenze o ritardi prolungati, giacché il fruitore ultimo, vale a dire il compratore, tende a dimenticare in fretta la voce o il volto di un cantante e/o un gruppo. Tu cosa hai in progetto per un futuro prossimo?

Oggi conta molto l’immagine, quello che le persone vedono. Oramai con l’avvento della tecnologia e Internet siamo abituati a tante, troppe cose già viste; manca la sorpresa, manca la fantasia e un buon prodotto, anche se ottimo per i professionisti, potrebbe sembrare scontato per la massa che ascolta. Stare al passo coi tempi è molto importante: una canzone può essere bella ma non ascoltata; ci vuole tanta fortuna ma, non solo fortuna, bisogna capire quello che il pubblico vuole, non serve solo essere artisti eccezionali, bisogna dare alle persone quello che piace a loro in maniera personale. Io abbraccio tutta la musica, non ho uno standard e mi piace collaborare con tanti artisti per scoprire sempre cose nuove, imparare da loro e mischiare la musica anche con altre forme d’arte, perché con l’arte si scopre sempre qualcosa di nuovo ed eccitante viaggiando con la mente all’infinito.

La Sardegna, come dicevamo in apertura, è stata e continua ad essere fucina di cantori.

Con Andrea Melis, la consuetudine si perpetua e si rinnova.

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Andrea Melis Ofg

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