Il mio legame, per così dire, urbanistico-affettivo con la città di Aversa, si perde nei meandri della memoria; la struttura di prima accoglienza è stata il cinema Metropolitan: ci andammo con la scuola, non so perché, per assistere in anteprima alla proiezione de: Il Giardino Dei Finzi Contini.

Ma ciò che più ricordo con un pizzico di nostalgia era lo sferragliare della Piedimonte che, la Domenica, con poche decine di lire e nemmeno il tempo di una Gauloises, ci trasportava alla vicina stazione dove, appena arrivati, subito alzavamo gli occhi per rimirare il famoso “reverse”; per quantificare i minuti impiegati, e le ore che ci restavano per il rientro.

Dopodiché ci si dondolava per via Roma fino alle sale che proiettavano il film prescelto; una volta il glorioso Cimarosa, un’altra il Dante. Poi gongolavamo alla infruttuosa ricerca di ragazze in attesa dell’ultima carrozza, non prima dell’allettante sosta al Grottino.

Vi sono ritornato dopo anni per incontrare Andrea. Ci ritroviamo in un bar non distante dall’ippodromo Cirigliano: altro luogo di piacevole perdizione.

Andrea prende una minerale, io una Guinness. Ha pagato lui.

Il tempo che ha non è molto; pertanto, dopo il gustoso liquido passo all’intervista.

Ecco di cosa abbiamo parlato.

Sei nato ad Aversa, prima Contea Normanna italiana: come ci si vive oggi?

Benissimo, amo la mia città. Vorrei solo che la musica avesse una importanza maggiore. Compositori di fama mondiale come Cimarosa e Jommelli sono quasi del tutto dimenticati. Aversa meriterebbe molto di più!

Come nasce la tua passione per il Canto?

Avevo circa 12anni e ascoltai per caso un’edizione di Lucia di Lammermoor con Callas, Di Stefano, Gobbi. Nonostante non mi piacesse la voce di Gobbi nel ruolo di lord Enrico Ashton mi innamorai del personaggio e cominciai a sognare di diventare baritono.

Non ancora maggiorenne, inizi gli studi con il Soprano Rina De Tata. In famiglia come hanno accolto questa tua scelta?

I miei genitori erano entusiasti. Ho avuto la fortuna di avere una madre ed un padre splendidi. Subito hanno mostrato interesse alla mia passione per il canto. Il soprano Rina De Tata è stata necessaria per me, lei mi ha dato le basi e l’amore per il canto.

I primi tuoi maestri sono stati Bruno Praticò, uno dei maggiori interpreti di Basso Buffo e Mariella Devia, che nella Lucia donizettiana ha il suo cavallo di battaglia. Quanto sono stati essenziali per la tua formazione?

Con il maestro Praticò e il maestro Devia ho solo fatto delle master class ed i loro consigli sono stati illuminanti. La riuscita della mia voce è merito soprattutto del maestro Mara Naddei, una donna straordinaria, unica ed insostituibile. Ogni settimana corro da lei per studiare, le devo tutto!

Com’è seguito, poi, il tuo perfezionamento vocale?

Vengo seguito vocalmente solo dal maestro Mara Naddei e al pianoforte vengo accompagnato durante le lezioni da una pianista straordinaria, il maestro Lucia Pascarella!

Altro nome per te carismatico?

Il M° Davide Dellisanti, un genio. Siamo come fratelli e per me lui è indispensabile musicalmente. Ha un gusto strepitoso, mi aiuta a comprendere bene le intenzioni del compositore e il carattere del personaggio che cerco di interpretare.

Debutti, nel 2010, con Il Dissoluto Punito, ovverosia il Don Giovanni di Mozart. Da Aversa in provincia di Fermo e precisamente a Monterubbiano, Teatro Pagani. Subito un ruolo glorioso. Che ricordi porti nel tuo animo di questo esordio?

Dico solo che Mozart è necessario per tutti i cantanti. La regia era di Bruno Praticò ed è stata una stupenda esperienza.

L’anno seguente sei Amonasro, il re etiope padre di Aida, nell’opera di Verdi. Cambia il pubblico e la location; ti ritrovi al Lago Di Bracciano: qual è stata l’accoglienza?

Amonasro uno dei miei amori da subito. Quest’ anno lo interpreto a maggio al Cairo Opera House, al Teatro Antico di Taormina e alle Canarie all’ Opera di Fuerteventura. Quello del Lago di Bracciano è stato un felice debutto.

Un ruolo che ha caratterizzato l’inizio della tua carriera è stato quello di Lord Henry Ashton: i registri sono tutti dello stesso impegno, oppure per alcuni occorre una maggiore concentrazione?

Ruolo che mi ha fatto innamorare del canto. Difficile perché l’opera fu eseguita senza tagli di tradizione, devo dire che è stata una vittoria personale cantare lord Enrico. Vorrei rifarlo anche subito.

Anno di grazia duemilaundici. Ricevi il Premio Internazionale Domenico Cimarosa. Un riconoscimento prestigioso.

Onore e piacere, il mio.

Innumerevoli i tuoi personaggi e pertanto non possiamo elencarli tutti, anche se mi piace riportarne alcuni: Alfio, Rigoletto, Giorgio Germont, Scarpia, Bartolo ed altri: c’è qualcuno tra questi che, per la sua umanità, più ti piace?

Tranne Rigoletto il resto qui elencati hanno poco di umano. Alfio non lo amo per niente ma Scarpia voglio cantarlo a vita!

Da quando è stata istituita, Rai5 dedica ampio spazio alla Musica Colta, la quale, per la gioia dei tanti appassionati, entra in tutte le case, e ad un orario consono. Ma, a tuo avviso, questi repertori restano ancora circoscritti ad una ristretta schiera di amatori, oppure denoti un maggiore avvicinamento da parte dei giovani verso un linguaggio che resta pur sempre di non facile comprensione?

Molti giovani si avvicinano al canto lirico ed è un bene. Molti melomani pochi cantanti. Vado oltre la domanda: in Italia non si insegna più il vero canto. La vera scuola della tecnica all’ Italiana è quasi del tutto morta.

Quant’è importante l’approfondimento e la conoscenza dei nostri Compositori nelle scuole medie e superiori? Pare si faccia ben poco!

Necessario ma poco si fa. L’ignoranza impera!

Oggi, più che comprarla, la musica si acquisisce illecitamente, con gravi perdite sia per le etichette che per l’autore/compositore; ma, leggevo su una rivista di settore che si è preso, inoltre, l’abitudine di scaricare anche spartiti e partiture musicali, in quanto si crede che tutto ciò che si trova in Internet sia proprietà di chiunque. Cosa ne pensi di questa diffusa pratica?

Arma a doppio taglio: spesso una salvezza ma ciò non toglie che ha contribuito alla crisi di molte case editrici. Preferisco avere uno spartito originale.

Il pubblico è uguale dappertutto?

Purtroppo no. Amo il pubblico italiano ma preferisco quello estero.

Ho visto che non disdegni le incursioni nella classica napoletana…

Chiedo scusa se non mi dilungo nelle risposte ma preferisco essere concreto. Amo il classico napoletano.

Siamo quasi a metà 2017 ed hai già raccolto non pochi elogi ed ottime critiche. So che da poco sei rientrato da Tel Aviv. Racconta…

Che dire, non vedo l’ora di tornarci il 2018 per Tosca. Il maestro Amos Talmon fantastico, ho vissuto momenti magici accompagnato dall’orchestra di Stato di Gerusalemme.

Prossimi impegni?

Ripeto: Aida al Cairo, Taormina e Fuerteventura. Attendo notizie e spero buone dalla Corea e ancora Tel Aviv con Tosca. Sarò presente anche in molte giurie di concorsi internazionali lottando perché vincano i migliori.

Un saluto affettuoso da parte mia e grazie per questa chiacchierata amichevole.

Quest’incontro, che mi ha permesso di conoscere una persona dalle smisurate capacità artistiche e di una gentilezza non comune, è stato realizzabile grazie all’intermediazione di Orazio Taglialatela Scafati: eccellenza giuglianese.

Peace & Love

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