Quante volte abbiamo visto e letto l’ottimistica frase scritta su striscioni, manifesti e locandine; in ogni luogo, dalla ringhiera al negozio (chiuso), su qualsiasi supporto, o superficie? 

I balconi, poi, sono stati palcoscenico di tarantelle e macumbe, pentolate e coperchiate indigeste e talvolta fuori luogo. Ognuno esorcizza a suo modo.

Tutti (o quasi) quanti abbiamo aderito alla campagna dell’io resto a casa. Sui social è stata, lo possiamo dire, virale. Foto e selfie a sbafo.

Disuniti e sparpagliati. E ci mancherebbe: la fifa è (stata?) di colore blu elettrico.

Per quanto riguarda il tutto andrà bene, sinceramente, ho avuto subito i miei dubbi; ma ho sempre pregato, ed ancora lo faccio, ogni sera appena coricato, affinché tutta questa tragedia finisca quanto prima: per me e la mia famiglia, poi per i parenti e gli amici. Quando poi si tratta di aggiungere alla lista tutti gli altri, beh, lo confesso, immancabilmente mi addormento. 

Per ciò che concerne l’io resto a casa, mi è sembrata una frase ipocrita. Io ci sono rimasto, e ci resto, perché mia moglie lavora (dice che insegna) e lo stipendio gli viene accreditato comunque. Al sottoscritto puntualmente arriva la pensione sulla Post-Card. Quindi: i problemi economici degli altri mi hanno solo sfiorato. 

A questo punto, se non si vuole che centinaia di migliaia di morti siano state vane, urge davvero non solo cambiare rotta; anzi, direi, bisogna fare marcia indietro tutta. A livello morale, spirituale ed economico. Morale, poiché la cattiveria umana ha superato tutti i limiti valicabili; spirituale, in quanto siamo capaci di genufletterci solo quando siamo nei pressi del loculo; economico, perché le sperequazioni e diseguaglianze sono una piaga mondiale.

Questo è il momento storico propizio per rivedere il nostro modo -e stile- di vivere.

Non sono Mago Merlino, anche se ci somiglio, ma se veramente vogliamo lasciare in eredità un mondo diverso e percettibilmente migliore agli eredi, qualche accorgimento si deve apportare.

Andrà tutto bene se:

si stronca la malavita: organizzata e cani sciolti. Non è facile? Nessuno ha detto che lo è. Ma almeno si cominci a fare sul serio, in modo da far vedere che lo Stato non è stato… ma è. E quando ci negano fondi per conclamata certezza che questi (i soldini) in larghissima parte andranno a finanziare il malaffare, non dobbiamo solamente indignarci ma prendere atto di una verità che all’estero è ben nota, mentre da noi ancora si vuol tacere;

nel frattempo si predispone la costruzione di nuovi carceri, creando così nuovo lavoro e confortevoli alloggi per coloro che vi andranno a dimorare: chi sbaglia deve pagare ma chi condanna non deve ergersi a giustiziere;

la Magistratura resta… tricolore;

convocati al tavolo europeo non ci andiamo per fare i camerieri;

si aboliscono balzelli inauditi su bollette di Luce, Gas, Telefonia che servono a pagare stipendi faraonici a coglioni che occupano scranni prestigiosi in virtù di raccomandazioni politiche, con l’aggravante di provocare solo dissesti finanziari alle stesse. Non è possibile che per un reale consumo una bolletta la si debba pagare il doppio;

i contatori di Enel e Gas siano, numericamente, pari a quelli dell’acqua. Un raffronto incrociato non richiederebbe molto tempo, e si capirebbe perché chi paga i primi, per evitare distacchi, non paghi l’oro liquido. Una volta fatto questo si abbatterà il costo per quanti, sempre i soliti, danno da bere agli altri;

tutti paghiamo (molto meno) il canone TV, trasformato, come nemmeno David Copperfield ne sarebbe stato capace, in tassa di possesso. Mi auguro che la genialata non si estenda a tutti i nostri elettrodomestici, asciugacapelli compreso;

ogni acquisto di prima necessità, vedi lavatrice, frigorifero, stanzetta per i pargoli, stufa, eccetera, si possa scaricare dalle tasse. Gli americani, che poco mi garbano, sotto questo aspetto ci hanno visto lungo: invogliano a rinnovarsi;

si dimezza (o, quantomeno, si abbassi) l’IVA: non la Zanicchi che ha una voce straordinaria;

la burocrazia diventa meno obesa;

il sindacalista la smette di fare il finto compagno à là tu lavori e io magno;

finalmente si fa luce su Ustica, Emanuela Orlandi, Giulio Regeni e tanti altri misteri  dolorosi che ci consegnano uno Stato non all’altezza, bensì ci trasforma in bassotti vigliacchi;

negli appalti pubblici c’è mena opacità e più trasparenza;

si lasciano i fiumi ai loro corsi e le montagne alla loro quiete;

invece di fare l’eco come pecore diventiamo più ecologici;

l’assicurazione auto a fine anno non mi farà pagare i cinquanta giorni di fermo immagine e, soprattutto, non mi applica più l’handicap meridionalistico e mi farà pagare in base al mio comportamento al volante;

dal costo della benzina si storna l’aggravio di accise ataviche ed ingiustificate, e il prezzo al litro si adegua non solo al rialzo;

si abbassa il costo delle sigarette, che lo Stato ha monopolizzato, salvo l’inutile campagna antifumo, evitando così di alimentare il contrabbando. Molto semplicistico l’invito a smettere;

lo Stato ritira tutte le lotterie istantanee che tante famiglie ha rovinato; o, almeno, abbia il pudore di chiamarle Gratta & Perdi;

si prendono in considerazione le (tantissime) persone anziane, riuscendo a capire che non tutti sono in grado di… connettersi e la si smette di rinviare tutto all’informatica;

chiudiamo il televisore ed apriamo i libri;

diventiamo meno social e più sociali;

tutti i parlamentari si riducono lo stipendio e rinunciano ai loro (e per gli eredi) privilegi, in modo da dare un esempio tangibile al mini pensionato; così da fornire un motivo (ideologico) all’elettore per (ri)tornare alle urne. Il quaranta per cento degli aventi diritto, siccome li schifa a prescindere, non si reca alle urne: ha capito che il politico, di questi ultimi, se ne fotte;

una pensione minima diventa, almeno,  una pensione… media;

un/a cittadino/a qualsiasi che si candida nella lista di un partito e poi si rende conto che la linea non corrisponde al suo pseudo pensiero (se ne ha uno) non potrà mai più ricandidarsi sotto un’altra bandiera: si vietano tassativamente i salti da quaglia;

si attua un censimento a tappeto, in ogni comune, di tutti gli esercizi commerciali; si individuano quanti sono i/le commessi/e, e si chiede al proprietario come faccia, magari, a gestire un negozio di tale vastità con solamente una impiegata. Questi, tacitamente, ti farà capire che gli altri tre/quattro li paga (una miseria) a nero; ma tu, rappresentante del Governo, gli garantisci che se li regolarizza avrà sgravi fiscali su Tarsu, Acqua, Insegne e tributi vari. In altre parole: quello che prima sborsavi (al Comune) adesso ti sarà dimezzato e i soldi li spendi per i contributi ai dipendenti. Dove li prendi gli agenti delle uscite che andranno per sepolcri a verificare? Dalle liste di collocamento, ovvio;

tu commerciante, però, ti impegni sulla parola a scontrinare pure uno spillo, poiché: se malauguratamente ti beccano (o controllano il cliente) senza aver rilasciato lo scontrino fiscale, ti faranno un mazzo talmente arroventato che dovranno passare sei mesi prima di poterti sedere;

lo Stato diventa, non dico fratello, ma amico del contribuente, e non già vessatore e tartassatore;

ogni Euro andato in “beneficenza” sia rendicontato fino all’ultimo centesimo; 

compriamo (quelli che ancora sono rimasti) prodotti italiani. Se vai, per dire, in Francia, dove trovi gli sciovinisti per antonomasia, ogni cento Renault, centocinquanta Peugeot o Citroën trovi una sola Panda: chiamali pure cugini. Purché, sia chiaro che a pari segmento e con eguali optional, l’auto italiana, assemblata altrove e costata in mano d’opera indiscutibilmente poco, costi molto ma molto meno di una identica cilindrata straniera;

tutti gli sportivi, soprattutto i calciatori, che vengono in Italia ingaggiati da squadre nostrane, non potranno trasferire i soldi nelle banche dei loro Paesi d’origine ma dovranno spenderli/investirli qui: meglio se non venissero affatto;

la scuola invece di sfornare… formi;

invece di investire in armi diventiamo più inermi;

ci saranno meno suppliche (ai politici) e più preghiere, e non solo quando vanno di moda.

Sicuramente ci sono numerose altre misure, accorgimenti da prendere in considerazione e/o perfezionare, ma la Conditio Sine Qua Non, senza la quale nulla cambierà, è che l’essere umano diventi davvero più umano, più buono, più gentile ed educato, più civile e non arrogante; meno egoista e accentratore, meno egocentrico e individualista. Questo sì un traguardo irraggiungibile: ma facciamo tutti atto di riflessione, perché quanto prima il passato ci raggiungerà!

Continuare a voltarsi dall’altra parte è come guardare sempre nella stessa direzione. 

Verso il… tutto è compiuto!

Ma, a quanto vedo poco o nulla è cambiato. Ahinoi!

Chi era buono, forse, è divenuto più buono: ma chi era stronzo, lo è diventato ancora di più.

Un mondo migliore è un sogno che inizia ad avverarsi quando ciascuno di noi inizia a migliorare se stesso” Mahatma Gandhi.

 

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