La Settimana Enigmistica Forse Che Sì, Forse Che no. 

Domanda. 

In Italia si pubblicano ogni anno più di cinquantamila nuovi libri? 

Risposta. 

Sì: negli ultimi anni i nuovi titoli usciti in libreria nell’arco di 12 mesi sono 70/80.000.

Come ebbe a dire, tempo fa, Ornella Vanoni, parlando della sua categoria: in Italia tutti cantiamo, ma i veri artisti sono pochi.

Pertanto mi viene da dire che gli abitanti dello Stivale, scansando qualche scrittore di vaglia, scrivono quasi tutti, sottoscritto compreso. 

Da quando poi abbiamo scoperto la tastiera, sciupando il nostro tempo a scrivere non ne abbiamo più per leggere.

Ovviamente molti, tantissimi libri servono solo a fare cassetta.

Alcuni, pochi, sono imprescindibili e davvero devono essere letti.

Quando poi l’autore, in questo caso l’autrice, è di per sé sinonimo di travolgente espressività narrativa; beh, leggere quanto scrive è un comandamento!

La storia narrata in Spettri, che consiglio a tutti di leggere, non è frutto di fervida fantasia, come vedremo, ma rappresenta un fatto reale, accaduto non molto tempo fa e di cui Alexandra Rendhell si è occupata. 

Ne parliamo con lei. 

Dott.ssa Rendhell, in questo suo Spettri, non riporta i nomi reali e tantomeno il luogo preciso, per ovvie ragioni: può dirci però in che periodo storico si è svolto il suo provvidenziale intervento?

Tutta la storia si è (ri)svolta l’anno scorso, quindi nel 2023; i fatti risalgono a dieci anni prima, pertanto nel 2012/2013; per ovvi motivi non ho dato indicazioni precise: siamo nel nord Italia, posso dire questo, e poi diciamo che ci sono stati dei residui di questa storia abbastanza drammatica. Chi leggerà il libro se ne renderà conto, e qualche volta vi troverà dei risvolti anche spaventosi.

Scrive. “Morti così drammatiche non avevano consentito la seconda morte dei morti, con la mancata dissoluzione del corpo astrale, e le anime erano tuttora prigioniere nella dimensione materiale dei luoghi della loro dipartita brutale”. Vale a dire?

Un concetto che dobbiamo semplificare: quando c’è la morte fisica, in particolare in casi drammatici, come vedrete in questo racconto, il corpo astrale, che è quella parte sottile del nostro sistema, si stacca: diciamo che normalmente si stacca durante quella che può essere una morte in tarda età, in una morte serena; diciamo che, in caso di morti traumatiche, come appunto si racconta in questa storia, queste persone furono trucidate, e quindi nella terribile sensazione, nelle emozioni forti, nel sangue, ovviamente si resero conto di subire un oltraggio, qualcosa che spezzava le loro vite, e quindi morirono disperati. Questa disperazione ha fatto sì che in qualche modo rimanessero legati a quei luoghi, a quei posti dove loro avevano vissuto; in più c’è un altro aspetto: furono lanciate delle maledizioni, ovviamente a questi assassini, e quindi queste anime non avevano pace; poi si vedrà, nello svolgimento del racconto, per quale motivo ci furono queste morti.

Presenze e scritte spettrali gravitavano in uno specifico appartamento. Lei dice che: “Per bloccare temporaneamente o perlomeno depotenziarne la virulenza, decisi di fare subito una prima operazione magica a distanza, i cui effetti si fecero sentire”. Può dirci che fece esattamente?

Beh, spiegare, dal punto di vista operativo, un’operazione così complessa non ovviamente né il luogo né il tempo; perché, in realtà, come ho lavorato? Mi furono inviati dei reperti della zona, quindi del terreno, della polvere dei muri, delle pietre, materiale che fu raccolto in tutta la zona in un bel sacchetto: quando rilevai, appunto, queste energie negative, terribili, e su quelle poi operai magicamente; e l’operazione magica naturalmente non è che si possa spiegare; quindi, diciamo, che per la legge di analogia e corrispondenza che si usa in magia, io lavorai su questi reperti che rappresentavano in qualche modo tutto il luogo e ovviamente cominciai un primo intervento.

Spettri, fantasmi e misteriose presenze provengono tutte dall’inferno. Lei come lo descriverebbe questo posto che, immagino, sarà super affollatissimo?

L’inferno non esiste, così come vogliono, volevano farci credere, perché in realtà oggi dal punto di vista teologico si siano un po’ adeguati agli standard moderni; o, almeno, io non posso ipotizzare un inferno dantesco, per intenderci, più che altro l’inferno, all’interno in ognuno di noi. L’essere messo, una volta dopo la morte, davanti a quelle che sono state le nostre nefandezze, i nostri cosiddetti peccati, e in quel caso noi stessi diventiamo giudici implacabili delle nostre azioni, perché le vediamo dal di fuori e ne paghiamo allo stesso tempo le sofferenze, il dolore dato alle nostre vittime; o che le nostre azioni hanno procurato: questo penso sia l’inferno più terribile. Poi vogliamo anche mettere che all’inferno, se vogliamo credere ad un Dio onnipotente e misericordioso, come in realtà poi vedremo nel racconto, c’è una redenzione attraverso proprio il perdono, la misericordia.

Glielo ho chiesto giacché uno dei protagonisti dichiara: “Avevo vissuto l’inferno in Terra e non riuscivo ancora a liberare i miei occhi da quelle orribili scene di violenza”. Questo sta a significare che si potrebbero avere delle anticipazioni riguardo all’eterno futuro che attende quanti non hanno condotto una vita esemplare?

Beh, l’aver assistito, in qualche modo, quasi in una fase onirica, a quello che era accaduto e la sofferenza che queste povere anime subivano, ovviamente fa riflettere molto sul modo in cui noi portiamo avanti la nostra esistenza; quindi, aldilà di chi crede o non crede; anzi, aldilà di qualsiasi credo, la vita va vissuta in maniera equilibrata: e quindi fare del male, uccidere, derubare, oppure quello che oggi stiamo vivendo: nel mondo c’è una recrudescenza di violenza anche davanti ai nostri occhi quotidianamente, anche specialmente nei giovani, che non hanno più senso morale, non hanno più senso etico ma principalmente non hanno più una connessione con la loro parte spirituale e questo, purtroppo, è venuto meno con la caduta di certi, chiamiamoli in maniera virgolettata: “valori” ; che non andavano bene prima, no?, ma oggi vi è una totale assenza, c’è uno sbandamento totale, per cui oggi si uccide per molto meno, che forse prima magari per ragioni ideologiche, che erano sbagliate ma almeno c’era questa ragione, ma la violenza per la violenza, il massacro per il massacro, oggi è all’ordine del giorno, e l’altro viene vissuto come un ostacolo che si frappone tra noi e il soddisfacimento dei nostri desideri; per cui se vedo una persona che attraversa la strada non mi interessa, io devo andare avanti, e non mi interessa se poi la falcio: dopo le conseguenze neanche me le immagino, perché in quel momento c’è un’assenza totale.

Per rendere comprensibile ciò che gli stava accadendo il venerando sacerdote dice: “Avvertivo il tocco delle loro mani sul mio corpo e non era frutto di allucinazione, perché i miei paramenti sacri si scuotevano senza che io potessi muovermi”. Ne deduciamo che queste masse incorporee, eteree possono divenire materia solida e tangibile?

Se guardiamo a quella che è la letteratura spiritica anche infestatoria, indubbiamente queste forme che possiamo definirle energetiche, quindi prive di corpo, conservano una loro potenza, determinata proprio da questa virulenza delle emozioni che provarono al momento della morte; quindi, in realtà il sacerdote sentiva questi toccamenti, che cercavano in qualche modo di penetrare all’interno, perché qui è la complessità di questo caso, che c’è stata una successiva infestazione; non è molto facile comprendere il meccanismo che ha animato tutta questa storia, giacché ci sono più livelli di comprensione, tra cui il caso del sacerdote che fu attaccato dalle forze, che erano forze oscure, perché di persone, di esseri, di anime che non avevano pace e quindi avevano in sé una carica negativa molto forte.

In un passaggio che mi ha incuriosito oltre modo leggo: “Per far svanire gli spettri, bisognava perciò cercare di ridare requie a delle creature che erano morte maledicendo i loro aguzzini”. Ciò sta a rilevare che comunque chi lancia una maledizione in punto di morte a colui che lo sta uccidendo, allo stesso modo si dannerà in eterno?

Sì, in realtà chi lancia una maledizione, perché questa (la maledizione) è un atto che viene dal profondo dell’essere che la scaglia. In questi casi fu quasi un coro di maledizioni; quindi si creò un vortice energetico potentissimo, determinato, appunto, da questa modalità di uccisione che ovviamente lì viene descritta nella scena che io purtroppo ho rivissuto. Però il problema è proprio questo, cioè: lanciare una maledizione crea non solo un disastro in chi la riceve ma anche in chi la lancia; perché in realtà non è libero né chi lancia tantomeno chi la riceve, poiché rimangono in qualche modo collegati.

Prendo spunto, per un altro punto cruciale, su cui vorrei soffermarmi e collegarmi a quanto detto sopra, quando lei parla di una… dimensione sospesa dove una maledizione, fintanto che non viene sciolta, continua a scagliare la sua violenza su ogni generazione a venire…Ma nel Deuteronomio però troviamo scritto che non si metteranno a morte i padri per colpa dei figli, tantomeno si metteranno a morte i figli per colpa dei padri: ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato! Quale il suo pensiero a riguardo?

Naturalmente io parto da una visione un po’ diversa; nel senso che non è sempre così consueto che accadono cose così importanti, cioè fenomeni così eclatanti: ci sono state stragi nella storia dell’umanità anche più grandi, e ancora oggi continuiamo ad avercele; però in quel caso si vede che si crearono delle condizioni così forti, ci furono forse dei poteri così forti che agirono in quel momento, che hanno determinato, poi, purtroppo un proseguire di questa maledizione, che in realtà ha colpito queste persone protagoniste del libro. Però io ho indagato, con l’aiuto proprio di una delle protagoniste, e ci sono state anche altre famiglie con situazioni del genere; forse meno forti i fenomeni, però purtroppo si vede che tra queste persone, che appunto sono state coinvolte, forse c’era qualcuno che aveva partecipato agli eccidi, poiché non parliamo di un unico eccidio: parliamo di morti per peste, parliamo di persone uccise per banali motivi, perché magari considerati untori; anche perché lì, in quella zona, ci furono delle schermaglie tra Guelfi e Ghibellini; cioè, c’è tutta una situazione che è non sempre vero che si possa determinare. Può succedere, e lì è successo. 

Gli spettri malefici… “Questi ignobili esseri, avidi delle forti emozioni negative provate dalle vittime, bramosi degli effluvi del loro sangue, di cui si erano nutriti, si erano poi rafforzati e potenziati ulteriormente grazie all’energia potente delle maledizioni lanciate da quelle povere creature torturate e massacrate, all’atto dell’ultimo respiro”. Lei, il concetto, lo ribadisce con fermezza…

Ecco, che cosa è accaduto? In realtà all’atto del massacro, quindi questo lo possiamo rilevare già con una certa sensibilità in tutti quei luoghi dove sono accaduti fatti di sangue particolarmente cruenti e terribili, nel sangue versato in maniera così drammatica, così violenta, vengono attratte da questo sangue le cosiddette larvule, questi esseri delle basse dimensioni, che si nutrono proprio delle passioni violente, del sangue, del dolore, del terrore. E quindi che cosa è successo? Che, in realtà, quelli che si manifestavano erano le “impronte”: noi le chiamiamo anime ma in realtà erano le impronte, delle anime imprigionate. Perché noi siamo e restiamo in più dimensioni; quello che si è manifestato in quei luoghi non è altro che la proiezione di una dimensione un po’ diversa da quella sulla quale si è svolto tutto il dramma. Cioè, il dramma si è svolto sulla terra, nella dimensione materiale: gli spettri sono appartenenti ad una dimensione molto vicina a quella materiale, al basso astrale; e questi spettri hanno potuto avere questa materializzazione proprio grazie a questo coagulo di energie negative, che nel corso dei secoli dei secoli si sono aggregate, accumulate; e quindi hanno potuto prendere questa forma, manifestandosi; a volte si manifestano soltanto come una fenomenologia, come nel caso del sacerdote che si sentiva toccare; in altre occasioni ci sono state poi quelle manifestazioni così eclatanti e terribili come le macchie di sangue, di odori sgradevoli e anche la materializzazione, seppur fumosa, di questi spettri. 

Dopo quanto ascoltato dalla ragazza che la chiama e le racconta tutti gli accadimenti per filo e per segno, unitamente al terrore che attanaglia la sua famiglia, lei si prepara a celebrare un complesso esorcismo laico ben diverso e molto più potente di quello religioso. Quali sono le sostanziali differenze tra le due procedure?

Nell’esorcismo cattolico c’è il sacerdote, esorcista, ben preparato naturalmente a questo ufficio che chiama, cerca di attirare l’entità maligna attraverso, quindi, un rituale, dicendo: “In nome di Cristo tu devi uscire da questo corpo, devi andar via da questo luogo”. Nel caso dell’esorcismo che io chiamo laico, ma che in realtà è un rituale magico, è il celebrante che dice: “Vieni qua spiritello cattivo, entra dentro di me”. Quindi c’è questo trasferimento da una persona, in questo caso da dei luoghi ma qui è stata un po’ diversa la cosa, nel celebrante; che poi ovviamente provvederà a mandarlo da dove è venuto: ecco questa è la differenza, perché molto spesso l’esorcista non riesce a convincere, in nome di Cristo, quell’essere che infesta una persona, un luogo; a volte si può riuscire a volte no. Ma indubbiamente qui c’è stato più che una convinzione: c’è stato un dissolvimento.

<<Ben sapendo che gli spettri non si sarebbero presentati, si accinge ad invocarli. Ed ecco che l’aria si fa gelida, le lampadine sfarfallano ed un odore di carne putrefatta mista a sangue invade tutto l’ambiente… e la stanza si riempie di una nebbia densissima>>. Ma quanta fede occorre per affrontare un compito così spaventoso, che al solo leggere quanto scrive si resta terrificati?

Beh, più che la fede bisogna avere la forza, il coraggio, la determinazione di poter affrontare forze così oscure; ma, allo stesso tempo, anche una pratica, perché il problema è che non è la prima volta che mi capita una cosa del genere; diciamo che questa è molto “cinematografica”, in realtà sembra un film, ma in realtà è tutto vero e quindi ci vuole molta forza e molto coraggio. Io, in passato ne ho viste tante di queste storie, anche se in maniera diversa; di persone colpite da grandi malefici, da grandi maledizioni, da averne la vita distrutta: forse lassù qualcuno mi ama e mi ama tanto; forse sarò degna di fare queste cose. Io me lo sono chiesta molte volte; forse perché agendo sempre per l’equilibrio, non dico per il Bene, ma per l’equilibrio ho avuto dei… crediti.

Per arginare le minacciose figure che la circondano crea un cerchio magico; dopodiché inizia a recitare le formule di bando. Queste pratiche, che lei mette in atto, sono facoltà date ad ogni essere umano?

No, non credo. Non tutti possono essere bravi chirurghi, non tutti possono essere bravi scrittori o bravi poeti. Ognuno ha una sua prerogativa, e la mia è stata quella di vivere e agire in certe dimensionalità; naturalmente c’è una predisposizione ma c’è anche tanta dedizione e sapere. Sapere, perché non è credere, attenzione, ma è il sapere che esistono delle determinate realtà al di fuori di quella materiale

Dottoressa Alexandra, lei ha reso pubblico, con le dovute cautele per la privacy di queste persone, un avvenimento che l’ha vista protagonista ed artefice nonché risolutrice di un episodio destinato a protrarsi nel tempo. E chissà quanti altri sono rimasti purtroppo insoluti. Lei ci consegna una inestimabile lezione di vita che, se non recepita, ci condannerà per l’eternità. In altre parole: Lei ci ha parlato della potente arma del perdono che rende liberi, e pertanto chiosa: Non basta conoscere il bene per farlo. Bisogna volerlo. Una pratica non sempre fattibile per noi esseri umani: non crede? 

È un esercizio! È un esercizio anche il volere essere sempre attenti, e chiedersi: perché noi viviamo? Qual è lo scopo della nostra vita su questa terra? L’unico scopo è quello di mangiare, bere, dormire, fare il viaggio, il weekend, avere delle cose, degli oggetti, possedere? No. Ciascuno può essere libero come vuole di credere, appunto, di avere una fede, e quello è fondamentale; ma oggi è venuto meno anche questo; la gente non crede più, non va più in chiesa. C’è gente che non ci va, però si comporta bene; c’è gente che ci va tutti i giorni, anche più volte al giorno, e poi si comporta male. È una questione di potere e di volere; perché ognuno di noi, è vero, se dovesse avere un disastro in famiglia, per opera di un’altra persona, saremmo portati a maledire, al momento. Nessuno è santo; però bisogna provarci, perché se non si mette in moto quest’arma del perdono: perché il perdono in realtà che cos’è? Spezza quell’incantesimo della malvagità, della malignità. Noi lo vediamo tutti i giorni, nelle guerre che si stanno combattendo quasi alle nostre porte: ma per che cosa? Per un pezzo di terra? Ma la terra è tanto grande, è di tutti. Non dobbiamo avere quella smania di possedere sempre di più, perché tanto prima o poi ce ne andremo tutti, così come siamo nati: nudi. E tutto ciò che abbiamo bramato, acquistato o rubato, depredato non servirà a niente. Se tutti si fermassero, specialmente i potenti, ma anche nel piccolo ognuno di noi esercitasse questa volontà, la terra sarebbe veramente un giardino dove poter –come dicevano i padri della Chiesa- “Tessere le lodi di Dio”. Questo significa tessere le lodi di Dio: avere quel contatto con la propria parte spirituale, quella matrice divina che ci accomuna tutti; e allora l’altro non sarà più nostro nemico, l’altro non ci farà del male e noi non faremo del male. Si arriverebbe ad un equilibrio dove veramente ci sarebbe la pace sulla terra.

Il sociologo, filosofo e storico delle religioni Emile Durkheim definisce il crimine come un fatto sociale la cui spiegazione appartiene alla dimensione sociale e risiede, pertanto, fuori dalla coscienza degli individui. Lei concorda?

Mah, Durkheim aveva, in qualche modo la sua opinione e, anche non sono d’accordo, in qualche modo ci fa riflettere. La società in cui siamo immersi ovviamente ha la sua responsabilità negli atti di ciascuno di noi: però, bisogna pure fare i conti con un’altra realtà che non è conosciuta a tutti, e che ho ampiamente illustrata in un mio libro: Magia E Mistero Della Vita E Della Morte, dove in un capitolo, Le Forme Del Male, definisco appunto cosa sia il Male. Il Male non è che una vera propria entità, che ha bisogno di essere nutrita: e come si nutre il Male? Attraverso proprio gli atti terribili che ogni giorno vengono commessi; quindi il Male si nutre di queste cose e si va ad allocare in quelle personalità banali, come diceva Hannah Arendt, ed ecco la banalità del male, che non hanno nella vita altro, che non hanno sviluppato quella capacità quell’empatia e quindi in qualche modo il Male entra in uno spazio vuoto.

Mi consenta l’ultima curiosità: come mai ha fondato una sua Casa Editrice?

Allora: la Casa Editrice è stata fondata perché… ora devo fare un gossip… Gli editori non mi hanno soddisfatta, ma non per la questione economica, perché una non scrive per questo; però ci sono state delle cose che hanno… dentro di me hanno fatto prendere questa decisione … già ce l’avevo in testa in verità, però ecco non voglio avere più “padroni”… nel senso che oggi è un epoca in cui… uno vale uno. Ecco. 

Conclusione della Dott.ssa Alexandra Rendhell:

Quando ho scritto il libro, naturalmente raccontando i fatti, che corrispondono alla realtà, in maniera dettagliata e precisa, alcune cose le ho, naturalmente, inventate, giusto per dare corpo ad una storia, e quindi ho inventato dei personaggi: ho inventato Tarcisio, questo locandiere; ho inventato i nomi dei sacerdoti, don Luigi, don Giuseppe; ho inventato in qualche modo il paese, com’era strutturato questo villaggio, la stazioncina, i dettagli del portone con la testa di leone; ebbene, quando la madre (con le due figlie), che ha un’età avanzata, ha letto il libro ha detto: “Ma come fa Alexandra a conoscere questi particolari?”. E mi hanno confermato che, ciò che io credevo fossero delle invenzioni, in realtà esistevano veramente; e addirittura questo Tarcisio è veramente esistito ed aveva un’osteria, nella quale c’era tutto questo fumo, questi omoni che andavano a giocare e bere vino, e i preti, tra cui uno che si chiamava don Giuseppe, detto don Luigiotto, ed era un personaggio alla don Camillo, e menava pure, e tra l’altro l’incensiere, come l’ho descritto, faceva le stesse cose che ho raccontato, come mi è stato riferito dalla moglie di uno di questi. 

A questo punto quando la signora, in video chiamata poiché queste persone sono rimaste legate a me con veramente un rapporto di grande affetto e stima, e con una delle ragazze, la più giovane, con la quale ho avuto il primo approccio, tanto che adesso sono la sua madrina, mi chiama ogni dieci giorni e devo dire che sono commossa da tanto affetto; e quindi devo dire che ho scoperto che questa invenzione è poi risultata essere la verità. Mi hanno mandato delle foto, che non ho pubblicato per evitare di identificarne il luogo; però incredibili sono alcune descrizioni, come il bosco, il portone con la testa di leone; lo stesso nome Tarcisio. La ragazza poi, con un’ulteriore ricerca d’archivio, mi ha mandato delle foto, a testimonianza di questa, davvero, incredibile, somiglianza.

Ecco quanto ci ha raccontato Alexandra Rendhell, che ringrazio per la gentilezza e la pazienza per questo fuoco di fila di domande; ma la dottoressa sa che queste tematiche hanno un fascino particolare da cui facciamo fatica a sottrarci, poiché ci riguardano da vicino, molto più di quanto si può immaginare. 

Chiedo scusa, inoltre, se qualche passaggio narrativo non è stato trascritto nella sua giusta essenza. 

Ringrazio infinitamente, per l’intercessione tecnologica, il Prof Tobia Iodice, senza il quale l’intervista non avrebbe visto la Luce. 

filippodinardo@libero.it 

Commenti

commenti