Si chiude una competizione elettorale dai toni pacati: dopo tre anni di commissariamento, la sfida sarà ricostruire il rapporto tra Melito e la politica e dare alla città la speranza di poter credere in se stessa
Si chiude questa sera una campagna elettorale diversa da quelle a cui Melito era stata abituata negli ultimi anni. Meno tensione, meno aggressività, pochi scontri. Tanto social, certo, ma anche toni generalmente più contenuti. Una campagna elettorale atipica, quasi insolita per una città che in passato ha conosciuto competizioni segnate da veleni, accuse e contrapposizioni spesso esasperate. La prima campagna elettorale in cui l’intelligenza artificiale ha mostrato i suoi pregi e i suoi difetti.
I tre candidati sindaco — Dominique Pellecchia, Giovanni Barretta e Giuseppe Chiantese — pur nelle rispettive differenze politiche e nonostante le tensioni e le scissioni registrate a pochi giorni dal voto, hanno scelto di mantenere un profilo relativamente basso, evitando per larga parte derive ed eccessi. Qualche fiammata c’è stata, inevitabilmente, ma il confronto non ha mai superato certi limiti come gli elettori sono stati tristemente abituati in almeno tre decenni di campagne elettorali cittadine. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante di questa fase politica: in un clima meno avvelenato, è stato finalmente possibile parlare di temi.
È stata questa, del resto, anche la linea che noi di Melitonline abbiamo scelto di seguire già prima dell’inizio ufficiale della campagna elettorale. Provare a spostare il dibattito sui contenuti, sui problemi della città, sulle prospettive future. Sicurezza, centro storico, sanità territoriale, commercio, viabilità, vivibilità urbana: temi spesso poco approfonditi nel dibattito pubblico locale e che invece meritavano attenzione.
Una scelta culminata anche nel confronto televisivo tra i candidati, costruito proprio sui temi e caratterizzato da toni pacati e rispettosi. Un confronto che ha provato a mettere davvero al centro il futuro della città, senza alimentare inutilmente dissidi, zizzanie o polemiche sterili.
Ora, però, arriva la parte più importante.
Dopo tre anni di commissariamento — di cui due sotto la guida della Commissione Straordinaria — Melito tornerà ad avere un’amministrazione democraticamente eletta. E chiunque sarà chiamato a governare avrà una responsabilità enorme: ricostruire il rapporto tra cittadini e politica. Perché oggi il vero rischio è la disillusione. La convinzione diffusa che il voto serva a poco, che nulla possa cambiare davvero. Ed è proprio questo ‘sentiment’ che la futura amministrazione dovrà provare a smentire con i fatti, prima ancora che con le parole.
Melito ha bisogno di tornare a essere una città vivibile. Più sicura, più curata, più pulita. Una città con una reputazione migliore, dove il rispetto delle regole non sia un’eccezione ma la normalità. Una città in cui bambini, adulti e anziani possano vivere gli spazi pubblici con serenità. Dove i pedoni possano camminare senza paura, dove i commercianti siano incentivati a investire, dove il centro torni a essere vissuto anche la sera. Melito ha bisogno di cultura, di sport, di iniziative, di luoghi di incontro. Ha bisogno di ritrovare il piacere del dibattito pubblico e della partecipazione. Ha bisogno, soprattutto, di tornare a credere in se stessa. La campagna elettorale finisce oggi. Da domani, però, comincia il lavoro vero.
Buon voto, Melito.












