“Ho alzato la voce, non in modo da poter urlare, ma per far sentire quelli senza voce. Non possiamo avere successo quando metà di noi rimangono indietro”

 

Oggi 8 marzo ricorrere la “Festa della donna” una festa che ogni anno fa discutere, essendo una giornata per ricordare quanto le donne si sono battute per i loro diritti sin dall’inizio dei tempi.

Il “cammino femminista” non fu lineare.
Un primo segnale di rivolta ci fu alla fine dell’Ottocento, nel 1848 con la Convenzione di Seneca Falls, in cui le donne rifiutarono l’obbedienza per l’uomo. Le rivolte sono durate fino alla fine del Novecento, interrotte soltanto a causa delle due guerre mondiali.

La “Giornata internazionale delle donne” è nata tra il 26 e il 27 agosto del 1910 grazie alla Conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenhagen (uno dei tanti congressi organizzati per discutere dei diritti delle donne).

Fu celebrata per la prima volta l’8 marzo 1914, scelta forse casuale, visto che si trattava di una domenica. Esattamente tre anni dopo, a San Pietroburgo, le donne protestarono per chiedere a gran voce la fine della guerra: fu quella una delle prime manifestazioni della cosiddetta “rivoluzione di febbraio” (secondo il calendario giuliano, allora in vigore in Russia, avvenne infatti il 23 febbraio), seguita quattro giorni dopo dalla caduta dello zar.

Il governo provvisorio che nacque concesse alle donne il diritto di voto.

Dopo la rivoluzione bolsevica, fu Vladimir Lenin a istituire l’8 marzo come festività ufficiale.

L’idea del simbolo della commemorazione invece è un’idea italiana, che parte dal lontano 1946, su proposta di Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei.
Una scelta che si deve alla stagione di fioritura di questo fiore, che avviene sempre nei primi giorni di marzo, e ai suoi costi, abbastanza contenuti.
Il giallo, inoltre, è il colore che rappresenta il passaggio dalla morte alla vita, diventando così metafora delle donne che si sono battute per l’uguaglianza di genere.“

L’8 marzo, dunque, si vuole celebrare, non la commemorazione delle donne uccise in una fabbrica di camice statunitense, ma la risoluzione finale dei lavori e delle lotte che le donne hanno combattuto e combattano per ricevere i loro diritti così come il raggiungimento del diritto al voto.

La commemorazione e non la festa, come si è soliti chiamarla, deve essere una giornata di sensibilizzazione nei confronti di un sesso spesso sottovalutato e maltrattato, secondo molti nemmeno degne di ricevere i giusti diritti.

 

Buona commemorazione dei diritti delle donne a tutte!

 

Teresa Barbato

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