Grazie alle Universiadi – secondo evento sportivo più importante al mondo dopo le Olimpiadi – l’intera Regione ha potuto beneficiare non solo dell’emozione di ospitare atleti di ogni disciplina e da ogni parte del mondo, ma anche di poter provvedere al rifacimento di buona parte degli impianti e all’acquisto di attrezzature all’avanguardia.

Tutto molto bello. Ma cos’è rimasto il giorno dopo?

La situazione attuale è piuttosto confusionaria, vuoi per la solita lotta tra pubblico e privato che ha rallentato e limitato le possibilità di ingresso a pochi, vuoi per la mancanza di punti informativi fisici o telematici da cui trarre informazioni concrete su dove, come e quanto dovrebbe spendere per potersi allenare.

Parlando con uno dei referenti che combatte per la crescita sportiva giovanile campana, la situazione che ne emerge è tragica. La pista di atletica del Virgiliano, rimasta bloccata per mesi a causa di lavori non ultimati che non ne consentivano l’omologazione per allenamenti e gare, tornerà a breve nuovamente accessibile solo perché la Fidal Campania è riuscita ad ottenere un’autorizzazione dal Comune di Napoli per procedere essi stessi alla manutenzione con circa 9.000 euro messi a disposizione dal Comitato Regionale Campano. Per fruirne, però, il singolo atleta dovrà essere tesserato con una delle società che ha stipulato un accordo di affiliazione con il Comune; inoltre le società in questione dovranno pattuire con il Comune le ore ed i giorni in cui intendono occupare il campo, e su questa base pagare dei pacchetti mensili o annuali. Tutto ciò comporta un’unica conclusione: la pista sarà accessibile solo a società con tanti atleti, che potranno ammortizzare le spese diluendole sul gran numero di iscritti. I singoli atleti amatori e le piccole società fatte di 20/25 atleti (cioè la maggior parte) saranno invece di fatto escluse da ragioni di costi che, gestiti in questo modo, rischiano di rendere l’atletica una sport per élite.

Discorso pressoché identico per lo Stadio San Paolo, il quale, peraltro, è fortemente condizionato sul piano gare dalla presenza della SSC Napoli. Resterebbe il Collana a prevedere la possibilità per il singolo di poter accedere agli impianti senza esser vincolato da affiliazioni societarie, ma con costi comunque tutt’altro che popolari. Tra tessera di ingresso e abbonamenti mensili che partono da un minimo di 25 euro a salire, parliamo di centinaia di euro da spendere ogni anno solo per l’accesso alla struttura

Ancora una volta, insomma, a rimetterci saranno soprattutto gli amatori, ossia quella larga categoria di persone che fanno sport per il semplice piacere di star bene e di praticare attività fisica a basso costo. Persone che accedono agli impianti in maniera saltuaria, incompatibile con costosi abbonamenti che non verrebbero sfruttati. Occorrono, dunque, soluzioni che da un lato alleggeriscano sistemi troppo elitari e dall’altro prevedano agevolazioni per consentire a tutti di praticare lo Sport che amano.

 

Martina Amodio

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