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ALTRE NOTIZIE - Le donne per le donne
Inviato da Tanina il 23/11/2008 21:20:00 (272 letture) News dello stesso autore
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La rete nazionale femministe e lesbiche è scesa in piazza nella capitale per dire basta alla violenza di genere. Un fiume colorato e danzante che ha visto la partecipazione di 50mila donne, senza distinzione di razza ed età perchè il fenomeno è trasversale, ma richiede una risposta politica e una rivoluzione culturale



Avanzano ballando. Avanzano cantando. Ciascuna con la sua storia: personale sicuramente, forse anche politica. Ma quest'ultimo aspetto è secondario, superfluo, bandito: in questa piazza di donne per le donne non c'è spazio per le specifiche di partito e per le confraternite politiche. Come non esiste la differenza, anzi le differenze. Ceto, razza, provenienza geografica, qualifica professionale, età: tutto è azzerato, cancellato, sospeso. Quello che conta è il genere ed il genere è quello femminile, sceso tra le strade della capitale per dire basta alla violenza maschile. Per ricordare a padri, fratelli, mariti, compagni che nella maggioranza dei casi sono loro a rendersi protagonisti della violenza psicologica, fisica, sessuale verso le loro figlie, sorelle, mogli, compagne. Non lo straniero in strada, bensì il parente dentro le mura domestiche è il soggetto principale del maltrattamento, dell'abuso, dell'intimidazione. Perché, come recita uno degli striscioni, "Nella casa del Mulino si nasconde l'assassino".

Anche se l'alibi del diverso è a buon servizio della politica, soprattutto di destra, come clava da usare per giustificare le misure repressive e antidemocratiche. Lo stesso alibi del diverso che può, versatilmente, essere utilizzato dall'uomo come scusante per evitare di guardare dentro di sé, nel fondo oscuro di una ferocia che pone problemi culturali, sociali, storici, psicologici. Troppo italici per essere affrontati evidentemente. Troppo nostri per essere presi di petto.

La loro argomentazione, infatti, è che il fenomeno della violenza di genere non può essere affrontato come questione di ordine pubblico. Va bene perseguire con la legge, severamente, chi si macchia dei reati verso le donne, ma soprattutto bisognerebbe riconoscere il carattere politico che essi portano con sè, laddove per politica si intende un nodo fatto di tanti fili: cultura, storia, vissuto, società, pensiero dominante. Infatti quello che chiedono, ne sono coscienti, "è tutto", cioè che "il patriarcato deve essere distrutto". Lo scandiscono a chiare lettere non solo femministe consapevoli ma anche donne comuni, ragazze (tante per altro), studentesse, lavoratrici, lesbiche. Patriarcato è infatti un'espressione che raccoglie in sé questa stanchezza femminile verso una società in cui a dominare è ancora un solo sesso, protagonista nel bene e soprattutto nel male, come dimostrano i dati sulla vessazione e il maltrattamento.

Lo sanno bene le donne, secondo l'organizzazione 50mila, che hanno preso parte al corteo di oggi a Roma contro la violenza di genere che le vede vittime. Ad aprire il coloratissimo e vivace fiume femminile, lo striscione "Indecorose e libere. Contro la violenza maschile". Un appuntamento organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche, autoconvocatesi in vista del 25 novembre, giornata mondiale dedicata alla piaga dell'abuso e del maltrattamento sulle donne. Un fenomeno, ricordano le stesse partecipanti, che non ha colore di pelle né discrimine sociale e culturale: democraticamente trasversale colpisce tutte e a tutte le latitudini, geografiche e simboliche.

"La violenza sulle donne ha mille facce" è infatti la scritta che campeggia su un grande cartellone dove sotto compaiono ministri e politici: da Berlusconi a La Russa passando per Carfagna e Gelmini. Non trascurando, ovviamente, il Papa. Il Vaticano, insieme ai volti della maggioranza di governo, è un bersaglio costante dei cori critici: aborto, fanatismo, negazione dei diritti alle coppie di fatto sono i capi di imputazione che le donne indirizzano verso Oltretevere. E siccome queste donne sono anche lavoratrici, la questione dell'istruzione e dell'attacco alla formazione pubblica è un tema altrettanto sentito, soprattutto quando i provvedimenti presi affossano il diritto allo studio seguendo il crinale scivoloso del razzismo e dell'autoritarismo. Bocciano dunque l'esecutivo, compreso il ddl della ministra alle Pari Opportunità in materia di prostituzione: criminalizza e reprime le vittime, lascia impunito chi le sfrutta.

Il serpentone, articolato in tre spezzoni che raccoglievano femministe, lesbiche, centri antiviolenza, ha lasciato piazza della Repubblica intorno alle 15 per convergere a piazza Navona, dove in serata è stata organizzata una festa. Ma la festa in verità ha contraddistinto tutto il corteo, come spirito e come respiro umano: si cammina giù per via Cavour e i Fori Imperiali senza smettere un attimo di cantare e di ballare, con cani e figli al seguito. I mariti, i fidanzati, i padri, i fratelli li hanno lasciati a casa, tanto che quei pochi che si affacciano in piazza, osando fare capolino fra di loro, sono invitati dalle organizzatrici a mettersi alla fine del corteo. Questo sabato pomeriggio di novembre è il loro: sono le donne protagoniste perché sono le donne ad essere vittime.

In questo procedere a passo di danza alternando il canto, c'è condensato ciò che loro stesse sono, quella forza che anche nelle difficoltà sa dare prova di vitalità. "Ti lamenti, ma che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fori li denti" è il ritornello più cantato e più sentito, frutto della rivisitazione di una canzone siciliana, a riprova che sono consapevoli che per porre fine al fenomeno c'è solo la loro ribellione e la loro lotta. Insostituibili nella partita di cui sono protagoniste come vittime. Senza di loro, non c'è rivoluzione culturale che si possa attuare. Senza rivoluzione culturale non c'è fine della violenza, sessuale e psicologica. Loro devono denunciare gli abusi e i maltrattamenti, loro devono imporre che ad essi si dia una risposta. Non securitaria, ma appunto politica.

Perché, numeri alla mano, c'è da rabbrividire. Quasi sette milioni di donne tra i 16 ai 70 anni subiscono violenza fisica o sessuale nel corso della vita (circa il 31,9% della classe considerata). Cinque milioni hanno subito violenza sessuale (23,7%), quasi quattro milioni violenze fisiche (circa 18,8%). Quasi un milione e mezzo ha subito stupro o tentativo di stupro prima dei 16 anni. Il 24,7% ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner e altrettanto da un altro uomo. Quattordici milioni è il totale delle donne che hanno subito violenza o un abuso nel corso della vita. Secondo la Casa internazionale delle Donne di Roma e Bologna in Italia sono state assassinate 126 donne durante il 2007, di queste 44 sono state uccide dai mariti, 11 dai fidanzati o conviventi, 10 dai figli e 14 da sconosciuti. Un dato confermato dall'Istat a cui va aggiunto il crescente fenomeno di stalking, molestie ripetute da parte di ex fidanzati o mariti che coinvolge oltre due milioni di donne e per cui è in corso di discussione in Commissione Giustizia alla Camera un ddl. Secondo l'Istat nel 54% dei casi le donne abusate non denuncia quanto subito. Non è poco per scendere in piazza e manifestare con rabbia.

Marzia Bonacci, 22 novembre 2008



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